Villa d’Este

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Villa d’Este

Tivoli

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Il complesso di Villa d’Este a Tivoli è uno degli esempi più notevoli e raffinati della cultura rinascimentale. In virtù del suo progetto innovativo e della creatività delle componenti architettoniche del parco (fontane, bacini ornamentali, ecc.), rappresenta un esempio unico di giardino all’italiana del Cinquecento. Villa d’Este, uno dei primi giardini delle meraviglie, servì da modello ed ebbe un’influenza decisiva nello sviluppo dei giardini in Europa. Il complesso, composto dal palazzo e dal giardino, venne realizzata da Pirro Logorio su incarico del cardinale ferrarese Ippolito II d’Este il quale, divenuto nel 1550 governatore della città laziale, desiderava una residenza adeguata al suo nuovo status. Il complesso forma un quadrilatero irregolare e copre un’area di circa 4,5 ettari. La pianta della villa è irregolare poiché l’architetto fu costretto a utilizzare alcune parti del preesistente edificio monastico. Il giardino di Villa d’Este si estende lungo pendii scoscesi che scendono dal palazzo fino a una terrazza pianeggiante alla maniera di un anfiteatro. Ciascuno dei cinque principali assi trasversali del giardino termina in una fontana. Questa sistemazione degli assi e dei moduli fu adottata per nascondere la forma irregolare del giardino, per modificare attraverso un illusione ottica la relazione tra le dimensioni trasversale e longitudinale, e per dare al palazzo una posizione centrale, sebbene esso sia fuori allineamento rispetto al complesso architettonico. Il giardino di fontane costituisce un capolavoro di ingegneria idraulica, sia per quanto riguarda la concezione generale dell’impianto, che per la complessità del sistema di distribuzione e per la realizzazione dei molteplici giochi d’acqua, con l’introduzione dei primi automi idraulici in Italia.

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