Chiesa Madre “San Nicola di Bari”

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Chiesa Madre “San Nicola di Bari”

Picerno

Beni culturali

Dalla storia della “Leonessa della Lucania” un segno vivo di devozione e partecipazione STORIA: La chiesa madre o chiesa parrocchiale domina il centro abitato, il quale sembra aggrapparvisi. Di pianta greco-romana, la chiesa parrocchiale, già chiesa collegiata, è dedicata a S. Nicola di Bari, protettore del paese. Il suo primo impianto risale al 1611, ma fu ricostruita e ampliata nel 1727, con l’aggiunta del coro, della sacrestia e del campanile, in un lavoro intenso che coinvolse la popolazione tutta del paese, talvolta intere famiglie, rendendo possibile l’ultimazione dei lavori in soli quattro anni. Quasi distrutta durante i moti del 1799 prima, e dal terremoto del 1857, poi, l’ultimo restauro risale al 1922. All’esterno domina la mole possente del campanile, alto 40 metri, a base quadrata più quattro livelli rastremati. Riconoscibile la pietra lavica dei grossi conci che costituiscono i contornali. L’ultimo livello fu ricostruito dopo il terremoto del 1852 in forma ottagonale e reca un orologio. L’interno della chiesa è a pianta greco-romana, suddiviso in tre navate da pilastri. Al centro del presbiterio, delimitato da una balaustra in pietra, è collocato l’Altare Maggiore, in legno, con pregevoli pannelli raffiguranti i misteri del rosario, di pittore ignoto ma di ottima fattura. Sia l’altare ligneo, che la pala risalgono al XVI sec. Alle spalle dell’altare è collocato un importante coro ligneo del XVIII sec., opera, probabilmente, dello stesso maestro intagliatore Michelangelo Vazza che ha eseguito la porta della Chiesa della S.S. Annunziata. La parte alta della navata centrale e gli altari di quelle laterali sono ornati da dipinti di un certo pregio. Soprattutto di valore sono le tele in corrispondenza degli altari di S. Filomena e di S. Michele. Nella navata di sinistra un gruppo statuario presso l’altare del Crocifisso, rappresenta con molta suggestione la scena del martirio di Cristo, con le figure di Maria e di S. Giovanni disposte in doloroso raccoglimento. Se si alzano gli occhi al soffitto della navata centrale, è possibile ammirare il bellissimo quadro del De Giacomo, pittore napoletano della fine dell’ ‘800, raffigurante il miracolo di S. Nicola, con i due fanciulli massacrati e resuscitati. Del XVI sec., sembra essere la statua a busto intero di S. Nicola, conosciuta col nome di “S. Nicola Nero” per il colore della faccia del Santo. Una seconda statua in argento, a mezzo busto, dell’ ‘800, è stata trafugata nel 1974. Picerno visse uno dei momenti più significativi della sua storia in occasione della rivoluzione repubblicana del 1799: centro di un attivo movimento culturale e politico già dall’inizio del ‘700, fu tra le prime cittadine lucane a proclamare la caduta della monarchia dei Borboni e la sua adesione alla repubblica napoletana. Picerno fu l’ultimo caposaldo della resistenza opposta alle truppe sanfediste, i picernesi si arroccarono proprio tra le mura della Chiesa Madre. Dei 70 caduti 19 erano donne: per l’eroismo dimostrato Picerno fu chiamata la “leonessa della Lucania”. OGGI: Di grande interesse sono i portali in bronzo, raffiguranti scene della vita di San Nicola e scene di carattere culturale e scientifico, donati alla Chiesa e alla comunità di Picerno nel corso del 2011 da un devoto concittadino per opera di un maestro artigiano. Dalla chiesa madre, a mezzo di una scaletta di pietra, si accede alla cripta, detta Chiesa della Congrega, custodita dalla Confraternita di Gesù Bambino. Qui è stato rinvenuto, nel corso di lavori di consolidamento, un affresco databile tra il XII e il XIII sec., raffigurante S. Nicola con alle pareti scene della Passione e Crocifissione di Cristo.

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