Dalla Spezia alle Cinque Terre, tra Liguria e Lunigiana, passando per borghi fortificati, castelli, vigneti eroici e sapori d’altri tempi: il viaggio esperienziale che conquista il turismo internazionale. Un itinerario tra mare, entroterra, memoria e meraviglia, dove il viaggio diventa esperienza e cultura, paesaggio e gastronomia ridefiniscono il concetto di lusso
C’è un luogo in Italia dove il mare incontra la pietra, i borghi raccontano storie millenarie, e il turismo non è più solo visita, sight seeeing, mordi e fuggi, ma esperienza viva e palpitante. È tutto questo, certamente, ALA, l’Area Ligure Apuana, un territorio che si svela passo dopo passo, tra la Liguria e la Lunigiana, e si propone oggi al mondo con una nuova consapevolezza che è emersa con forza durante Bitesp 2026, la Borsa Internazionale del Turismo Esperienziale svoltasi nei giorni scorsi a La Spezia.
Con lo slogan “Il Turismo di La Spezia incontra il Mercato Internazionale”, l’evento ha riunito 30 buyers internazionali e circa 60 operatori locali, dando vita a incontri, visioni e prospettive di lavoro. Ma soprattutto, rivelando il territorio come un racconto concreto grazie a due “Fam Trip” pensati per far vivere (e appunto, non solo vedere) questa terra a giornalisti, tour operators e professionisti del settore. Un ambiente particolare, che si vuole inserire a ragione nell’attuale trend globale: quello del cosiddetto turismo esperienziale che cresce più velocemente del turismo tradizionale (pare coinvolga ormai oltre il 60% dei viaggiatori) giustamente sempre più alla ricerca di autenticità, emozioni e contatto diretto con i luoghi, la loro gente, le loro peculiarità e specificità, e con una crescente attenzione a enogastronomia, natura e cultura locali. Un cambiamento che si traduce in soggiorni più lunghi, maggiore spesa e un rapporto più profondo con i luoghi visitati. È proprio in questo scenario che l’Area Ligure Apuana si propone come destinazione completa, capace di unire mare, entroterra e identità culturale.
Il viaggio ha preso il via da La Spezia, città che sorprende, e non solo perché è la porta delle Cinque Terre, ma in quanto crocevia di storia, industria e umanità. Il suo volto moderno nasce con l’Arsenale Militare Marittimo (da non perdere) che nell’Ottocento trasformò il piccolo centro in un polo strategico nazionale. Nel Novecento, tra cantieri, industria e porto commerciale, la città acquista importanza e si proietta decisamente verso il futuro. Poi la guerra, i bombardamenti del 1944-45, le ferite profonde generate da tonnellate di bome sganciate da inglesi e americani, e poi la ricostruzione. Dalle macerie nasce una realtà reinventata, rifiorita, dove oggi si passeggia tra sontuosi palazzi Liberty e suggestioni futuriste, tra il silenzio intenso del Rifugio Quintino Sella e la bellezza senza tempo del Museo Lia. È questa anche la città della solidarietà, la “porta di Sion” da cui partirono migliaia di ebrei verso una nuova vita: una storia che aggiunge luce alla sua identità.
Da qui si sale, lentamente, verso la Lunigiana, con il paesaggio che cambia al ritmo del respiro. Il tempo si va dilatando, i suoni si fanno più morbidi, lo sguardo si allarga, e con lui, l’anima, con ogni pietra che sembra custodire una memoria.
Fivizzano, la “Firenze della Lunigiana”, accoglie con la sua eleganza rinascimentale squisitamente toscana, le piazze armoniose con quella Medicea che racconta il legame con la famiglia dei Medici, e un passato colto che parla anche delle prime tipografie e del fermento culturale. Intorno, castelli dei Malaspina dominano le valli, spesso arroccati su colline strategiche, sentinelle silenziose di un tempo fatto di confini e passaggi, mentre pievi romaniche emergono tra il verde come luoghi di pace, raccoglimento e spiritualità a testimonianza dell’antica importanza della Via Francigena come asse di pellegrinaggio e commercio. Lasciata la costa, l’itinerario si addentra nella Lunigiana, dove il tempo sembra rallentare.
È una terra che si lascia vivere con lentezza, anche attraverso i suoi sapori. Qui il cibo raramente è spettacolo, ma sovente racconto: i testaroli, tra le paste più antiche d’Italia, i panigacci fumanti, la farina di castagne che profuma di bosco e di memoria… E poi salumi e salamelle, miele, erbe selvatiche. Piccoli produttori custodiscono gesti antichi, trasformando ogni assaggio in un incontro. Anche il vino, discreto e identitario, parla una lingua sincera, fatta di territorio e pazienza. E poi, quasi senza accorgersene, ecco che riappare il mare dietro un muretto, in fondo ad un vicoletto sovrastato da un arco, tra le fronde di un giardino terrazzato.
A Riccò del Golfo, terra di passaggio e di silenzi, si può ritrova l’equilibrio tra costa ed entroterra, tra sentieri e panorami che invitano a camminare senza fretta. Mentre più avanti, là dove il paesaggio si apre sul Golfo dei Poeti, Lerici e Portovenere sembrano luoghi magici, sospesi tra realtà e fantasia immaginifica. A Lerici il castello veglia sul mare e sulle storie dei poeti romantici che qui trovarono ispirazione, qui soggiornarono Shelley e Byron, e ancora oggi si respira un’atmosfera romantica, tra carruggi e scorci sul mare. A Portovenere la chiesa di San Pietro si protende sull’acqua come una promessa, mentre la Grotta di Byron custodisce il ricordo di un gesto poetico, di un tuffo nella bellezza.
E poi arrivano loro, le Cinque Terre, che non hanno bisogno di essere raccontate, ma solo vissute. Monterosso, con le sue spiagge (e le sue acciughe), profuma di sale e tradizione. Riomaggiore, con le sue case colorate incredibilmente scoscese e aggregate, sembra scivolare verso l’acqua, ed è come un quadro vivo, sempre diverso e sempre rinnovato dall’avanzare e poi scemare della luce diurna, dove i terrazzamenti sostenuti da muretti a secco rappresentano un’opera collettiva di ingegneria agricola e urbana.
Qui la terra e l’uomo sembra essersi dati la mano per costruire un quadro unico, fatto di piani e vigneti sospesi, oggi custoditi dal Parco Nazionale; mentre sotto la superficie, l’Area Marina Protetta difende e racconta un mondo sommerso ricco e fragile, che si lascia scoprire solo con rispetto.
In questo viaggio, il gusto è un compagno inseparabile. Le acciughe di Monterosso raccontano il mare. Le olive taggiasche e i limoni profumano di sole. I vini da Bosco, Albarola e Vermentino parlano di fatica e bellezza. I testaroli, cotti nei testi di terracotta, e i panigacci serviti con salumi locali, la dicono altrettanto lunga. La farina di castagne, un tempo “pane dei poveri”, riscoperta come ingrediente prezioso, mentre il miele e i prodotti del sottobosco raccontano un rapporto diretto e rispettoso con la natura. Non per ultimi, ecco poi i “muscoli”, le favolose cozze del Golfo della Spezia, che restituiscono la generosità dell’acqua. Mentre il pesto racchiude l’anima della regione in un gesto semplice e perfetto. E poi, quando il giorno si fa più lento, arriva il momento dello Sciacchetrà: un vino raro, prezioso, nato da uve lasciate appassire lentamente su graticci, e accarezzate dal vento. Un’attesa lunga, paziente, che si trasforma in un nettare ambrato, denso di profumi: miele, frutta secca, agrumi. Degustarlo insieme ai tanti buoni dolci locali, è come fermare il tempo, come ascoltare il territorio raccontarsi senza parole.
A chiudere questo percorso c’è Levanto, discreta e tranquilla, una sorta di rifugio gentile. Qui il turismo può trovare un equilibrio raro, tra autenticità e accoglienza, tra mare e vita quotidiana, tra passato e presente. i torna.
Forse questo è il senso profondo dell’Area Ligure Apuana: non un insieme di destinazioni, ma un sistema vivo, un racconto continuo in cui ogni luogo (La Spezia con la sua memoria, la Lunigiana con i suoi castelli, il Golfo dei Poeti con la sua anima letteraria, le Cinque Terre con la loro bellezza) contribuisce a creare un’esperienza unica.
Bitesp 2026 ha acceso una luce su questo territorio, ma ciò che resta è qualcosa di più profondo: la consapevolezza che qui il viaggio non è solo movimento, ma trasformazione. Un invito a rallentare, ad ascoltare, a lasciarsi sorprendere. E, soprattutto, a tornare.