Forte Cesare è una MERAVIGLIA ITALIANA. Clicca sul CUORE e aiutala a vincere il Premio Laurus
Consideriamo Meraviglie Italiane tutte quelle proposte che hanno raggiunto i 1.000 like da parte degli utenti iscritti al portale. La nascita di una Meraviglia Italiana è un importante evento per il luogo che la ospita. Verrà consegnato l'attestato di Meraviglia Italiana e si procederà ad una ampia pubblicizzazione a livello locale e nazionale.
Per ottenere la corona d'alloro che designa vincitore del Premio Laurus, una Meraviglia Italiana deve raggiungere 10.000 like. Oltre alla maggiore valorizzazione della Meraviglia sul portale, le vincitrici del Laurus, otterranno l'assistenza di un'università italiana partner per lo sviluppo e la promozione della Meraviglia vincitrice. Premio Laurus, il coronamento del percorso di Meraviglia Italiana.
Forte CesareBeni culturali

Il palazzo Forte Cesare si trova a Montecastrilli, in località Castel dell’Aquila ed è situato su un ampio ripiano. Il palazzo, circondato da un vasto patrimonio agricolo, si incontra lungo il percorso della via Amerina verso la valle del Tevere; tale contesto è caratterizzato dalla ricchezza di episodi architettonici di grande valore storico-artistico: cinte murarie, rocche difensive e maestosi castelli contribuiscono a determinare un suggestivo ambiente che rimanda all'età medievale e agli anni in cui questa terra era protagonista delle vicende storiche che vedevano papato e impero contendersi spazi e potere. Il palazzo rappresenta una delle ville-palazzo fortificate più interessanti del territorio umbro per il suo alto valore architettonico. L’impianto planimetrico complessivo caratterizza fortemente l’unità di paesaggio attraverso i rigorosi allineamenti ortogonali delle parti disposte entro la bella figura di un rettangolo i cui lati sono in una proporzione di circa 1:2. La strada di accesso divide in due ambiti l’intero sito: un’area pressoché quadrata, che contiene il giardino e i due edifici gemelli annessi, e una più piccola area contenente un edificio di servizio, la cappella e il palazzo. Quest’ultimo conserva l’alta torre angolare del maschio medievale e, per il resto, risulta improntato al gusto sangallesco di fine Rinascimento; presenta eleganti facciate ritmate da equilibrate sequenze di finestre e una bella cornice di coronamento appoggiata su mensole. Più riccamente ornate risultano le due palazzine di accesso al giardino segnate da lesene, nicchioni e raffinate fasce marcapiano. Gli interni del palazzo conservano ancora tracce delle seicentesche decorazioni a tempera sulle pareti dei saloni, la cui integrità risulta oggi dolorosamente compromessa - come quella dei preziosi soffitti cassettonati e intagliati e dei raffinati arredi e cornici lapidei - a causa del pessimo stato di conservazione in cui versano i fabbricati. Ancne il giardino, attualmente incolto, ha perduto il settecentesco disegno formale all’italiana. Il Forte Cesare di Montecastrilli sorse anticamente come roccaforte militare medievale per le esigenze difensive del corridoio Bizantino che, nell’alto Medioevo, collegava Roma con Ravenna. In periodo tardo-rinascimentale, in seguito all’affermazione in Umbria del potere pontificio, la funzione originaria venne a mancare, cedendo il passo all’uso residenziale. Attraverso un intervento di ristrutturazione che inglobò le antiche strutture, l’antico fortilizio fu trasformato in una maestosa e aristocratica dimora fortificata, per volere dei proprietari Conti degli Atti; tale nobile e importante famiglia di Todi mantenne per diversi secoli il feudo del sito. Nel corso del XVII secolo, furono realizzati vari interventi di decorazione nelle sale interne. Nella prima metà del Settecento, ad opera del Conte Felice degli Atti, fu disegnato l’attuale impianto compositivo planimetrico a geometria ortogonale; furono, inoltre, ristrutturati, nella forma che attualmente conservano, gli edifici annessi: fu costruita la cappella, intitolata al Santissimo Crocefisso e furono eretti i due edifici gemelli che segnano l’ingresso al nuovo impianto del giardino. Alla fine del Settecento, la proprietà fu acquisita al patrimonio della romana Congregazione di Propaganda Fide che, nel 1808, la cedette alla famiglia dei Ciatti. In ultimo, nel 1922, Angelo Ciatti, discendente della famiglia, lo lasciò in eredità al Comune di Amelia, che ne è l’attuale proprietario.

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