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Rievocazione Storica in costume Arbëreshë " La Retnes"Manifestazioni e tradizioni

La Retnes , tra le manifestazioni Maschitane è sicuramente la più antica ed interessante, risale certamente ai primi anni della nascita della cittadina Arbëreshe ( primavera del 1517) e commemorava la sua fondazione con una giostra di Stradioti. Nei secoli la manifestazione è stata stravolta nei suoi significati storici, religiosi e antropologici lasciando spazio a interpretazioni fantasiose e bizzarre . Molto semplicemente la retnes significa in lingua arbëreshe maschitana giro, o meglio giro a cavallo bardato e quindi giostra cavalleresca; tale giostra si svolgeva e si svolge compiendo tre giri intorno alla piazza della Madonna del Caroseno ( ma in ogni caso per i suoi suggestivi colori e per le emozioni che desta resta la festa più amata dai Maschitani dopo la festa del patrono S. Elia). Alla luce di nuove ricerche storiche inedite singolari ed eroiche sul passato dei nostri antenati è stata organizzata, con minuziosità di particolari, sia nella realizzazione dei costumi, sia nelle armi tipiche nonché in tutti i dettagli di carattere storico,una rievocazione storica della retnes . Particolare attenzione è stata posta per organizzare i figuranti in due schieramenti che rappresentano le due etnie principali che fondarono la nostra cittadina: i Greci- Coronei e gli Albanesi-Scuterini, i primi “Majsor” e secondi “Cndrgnan” da sempre rivali per diversi motivi che in seguito,nei cenni storici , andremo a spiegare. Brevi cenni storici. Maschito tra le cinquanta comunità Arbëreshe in Italia ha una storia singolare ed unica, la comunità venne fondata da Lazzaro Mathes un nobile capitano di ventura e dai suoi militi “stradioti”cavalleggeri molto ricercati dalle armate delle potenze europee del tempo: Spagnoli, Francesi e soprattutto dalla Serenissima, principalmente per le caratteristiche tattiche operazioni veloci, imboscate,attacchi a sorpresa e essenzialmente per il coraggio e la fedeltà agli eserciti in cui venivano reclutati, fatto non comune per le compagnie mercenarie del tempo. Gli stradioti maschitani o meglio la compagnia d’arme di Lazzaro Mathes combatté al servizio degli Spagnoli i quali li compensarono con cento ducati l’anno e con il diritto di partecipare al sacco delle terre conquistate, ma nei primi mesi del 1517 il capitano chiese di essere ricevuto dal conte Raimondo da Cordova vice re di Napoli, facendogli una singolare richiesta, quella dell’assegnazione di una terra: “ Dove i mie soldati possono vivere in pace e possano essere raggiunti dalle loro mogli e figli rimasti in Albania”. Il vice re gli promise di parlarne con l’imperatore Carlo Quinto. A distanza di qualche mese il vice re nell’aprile di quell’anno convocò il capitano Mathes e gli disse : “Ieri é venuto da Barcellona il nunzio imperiale e l’imperatore ha assegnato a te e ai tuoi uomini un casale disabitato, il cui nome è Maschito, ed altre terre per ripopolarle come Trivigno, San.Chirico e San Costantino Albanese”. * Il capitano, nello smistare i profughi, si affrettò ad inviare nelle altre comunità gente che non era avvezza alle armi e lasciò quindi in Maschito i militi della compagnia. (Probabilmente, per festeggiare questo evento, venne istituita la giostra cavalleresca detta Retnes). *Tratto dalla storia della Basilicata p.86_87.autore Tommaso Pedio Per meriti militari da Consalvo da Cordova, vice re di Napoli nel 1507 furono concesse a Lazzaro Mathes e ai suoi uomini esenzioni fiscali e titoli nobiliari. Dichiarando franchi tutti i pagamenti fiscali e straordinari che furono confermati nel 1583 dal gran Capitano Martos de Goriostola, anche quando la compagnia d’arme passo ad Angelo Mathes , figlio di Lazzaro, a favore dei Coronei abitanti in Maschito . I quali continuavano a godere di titoli ,diplomi ed esenzioni che non vennero mai riconosciuti alle altre comunità arbëresche , ciò a testimonianza dello status superiore sia di rango che di ceto. I primi militi abitanti in Maschito erano di provenienza scuterina cioè provenienti dalla città di Scutari che si insediarono nella parte sud del paese e vennero soprannominati “ cndrgnan”. Nel 1532 ,a seguito della caduta dell’ultima roccaforte di Coroni, quando la conquista dell’Albania e del Peloponneso da parte degli ottomani fu definitiva e grazie al trattato di pace detto di Costantinopoli tra Carlo quinto e Solimano primo, i difensori della fortezza furono autorizzati a lasciare la città e ad imbarcarsi su navi spagnole e rifugiarsi in Italia. I profughi Coronei sbarcarono a Brindisi e gran numero di loro venne in Maschito per arruolarsi nella compagnia d’arme di Lazzaro Mathes; i Coronei erano Greci appartenenti ad un ceppo etnico diverso dagli Albanesi, si insediarono quindi nella parte nord del paese e furono soprannominati “majsor”, forse perché tra di loro c’erano anche degli abitanti della Majna, regione dove tradizionalmente venivano reclutati gli stradiotti. Come viene ricordato da cronisti veneti del tempo, in situazioni analoghe alla nostra, tra le due etnie non correva buon sangue,ed era inoltre raro che guerreggiassero negli stessi reparti, anche perchè bisogna tener presente che sia gli Albanesi che i Greci combattevano organizzati per “farre” cioè per clan . Ogni clan era costituito da uomini che provenivano dallo stesso ceppo e dalla stessa località e si tramandavano il nobile mestiere delle armi da padre in figlio. L’antagonismo fra le due fazioni veniva alimentato dal capitano della compagnia ed era una antica consuetudine medievale che serviva a tenere costantemente addestrata con impeto e ardore la milizia cittadina. Le due fazioni si univano sia in battaglia che in occasione della Retnes, una giostra di stradioti che si svolgeva su due file di cavalcature separate , con cavalli bardati con pennacchi e finimenti fatti di damascati. Nel settecento, dopo la conversione forzata da parte dei vescovi cattolici e l’abolizione del nostro rito Greco- Ortodosso, lo stradiotto venne sostituto da bambini vestiti da S.Michele Arcangelo; si tratta evidentemente di una forzatura anche perché, sebbene i bambini vengano abbigliati come gli stradioti è pur vero che, nell’iconografia religiosa, S. Michele Arcangelo non è mai stato rappresentato a cavallo. La rivalità tra i due quartieri è rimasta viva tra noi che eravamo piccini nel 1970 quando le battagliole e gli scontri tra centinaia di ragazzini Cndrgnan e Majsor erano irruenti e frequenti, soprattutto se si violava il confine che era delineato dal selciato dell’antico corso. La rievocazione della retnes non vuole essere motivo di divisione per la nostra comunità, ma di sana rivalità e competizione per rinsaldare quel legame con il nostro passato e la nostra storia, soprattutto nel nostro tempo dove la banalità ed i falsi storici fioriscono giorno dopo giorno. Insomma la retnes vuole essere un viaggio nella memoria per risaldare i vecchi legami con la storia e la nostra identità , un salto nel cinquecento tra colori,musiche, costumi armi e cavalieri, per vivere l’emozione di essere trasportati nel nostro passato.

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