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Rievocazione Storica della Battaglia Di Tolentino del 2 e 3 Maggio 1815Manifestazioni e tradizioni

La battaglia di Tolentino, svoltasi il 2 e 3 maggio del 1815 tra le truppe austriache comandate dal federmaresciallo Federico Bianchi e l’esercito napoletano condotto dal Re Murat, si può considerare a pieno titolo la prima combattuta per l’indipendenza nazionale. La campagna militare fu lanciata a metà marzo 1815, quando Murat, tramite i suoi rappresentanti, verificò la scarsa volontà dell’Austria di far accettare alle altre potenze il Trattato del 11 gennaio 1814 con il Regno di Napoli; ma la questione dell’unità nazionale risaliva ad alcuni anni prima. Gioacchino Murat diventa Re di Napoli nel 1808, dopo due anni di regno del fratello di Napoleone, Giuseppe Bonaparte, e subito scrive al cognato che “egli si era fatto napoletano in poco d’ore”. Infatti fin da subito la politica di Murat fu di rendere il regno autonomo dalla Francia, in campo economico e amministrativo, formare un esercito nazionale con bandiera propria. Napoleone intervenne con decreti per annullare alcune scelte; rimproveri, timori, minacce di spodestarlo o di annettere il Regno dell’Impero Francese, furono causa del dissidio latente scoppiato in contrasti e lotte nel 1814. Già nel 1809 l’Imperatore tramite il generale Grenier lo ammoniva ad “essere francese e non napoletano” (“Re per i sudditi e viceré per l’Imperatore”). Lord Bentick rappresentante dell’Inghilterra e nemico di Murat, lo riconobbe come si fosse fatto “re italiano”. Federico Gonfalonieri scriverà “E’ sempre principe italiano chi ha un suo regno in Italia”; se per Napoleone di origini italiane (Buonaparte) non si ha dubbi che abbia fatto gli interessi della Francia, perché non poteva essere per Murat di origine francese, per l’Italia? Murat si può accusare, forse, di aver atteso troppo per tentare l’impresa dell’unificazione nazionale; due occasioni infatti ci furono, prima del 1815: • Dopo la campagna di Russia, nel maggio del 1813 a Ponza rappresentanti del re di Napoli si videro con lord Bentick, ma prima che l’accordo venisse ratificato dal governo inglese, Murat ci ripensò; • Dopo la sconfitta di Lipsia, egli tenta di ricucire l’appoggio dell’Inghilterra, ma con il rifiuto di Bentick, Murat non osò fare da solo e nel gennaio 1814 fece l’accordo con l’Austria. Nel marzo del 1814 con lettera a Fouchè prova ancora a chiedere il consenso di Napoleone per l’unificazione d’Italia, invano, dopo aver avuto dalla fine del 1813 incontri anche a Milano e contatti con alcuni generali del Regno Italico e con vari esponenti della massoneria, da cui veniva considerato “Principe Italiano”. Foscolo stimava Murat “avere cuore più cavalleggero d’assai” del Viceré Eugenio “il Re febbricitante di passione in passione, e non mai sgranato irresistibilmente dall’unica indipendenza che più stava gli a cuore, temporeggiava”. Nell’ottobre 1814 ex ufficiali del disciolto Esercito del Regno Italico gli dichiaravano disponibilità; altri fuoriusciti diffondevano a Napoli un proclama clandestino per l’indipendenza, designando Murat a capo dell’impresa. Il Re di Napoli decise infine di provare con le armi nel 1815 quello che doveva fare nel 1813-14: l’Unità d’Italia solo contro tutti. Ma non poteva essere una mossa disperata per salvare il Regno, che invece al contrario astenendosi, ci avrebbe guadagnato; come consigliato dai suoi Ministri e dalla Regina, doveva attendere ai confini le istruzioni di Napoleone forse di nuovo vittorioso o rimanere fedele agli Alleati sperando in un premio per conservare la corona. Semmai fu imprudente e precipitoso, calcolando male le forze in campo e le probabilità di riuscita; “un’impresa superiore al suo genio e al suo credito” come disse dopo, Pellegrino Rossi ideatore del Proclama di Rimini. Aveva con sé pochi uomini, armi e scorte, un esercito senza preparazione e convinzione, ma soprattutto senza la maturazione politica degli italiani. Il Proclama di Rimini del 30 marzo 1815, firmato da Murat e Milleneuve (capo di stato maggiore) ma scritto da Pellegrino Rossi, è il primo manifesto per l’Indipendenza d’Italia. Esso ha sicuramente fatto nascere in molti italiani il barlume di liberazione dallo straniero, l’idea che uniti si può raggiungere il traguardo a cui ogni persona aspira per se, per la sua famiglia e per la sua gente: la libertà. Manzoni compose la canzone “Il proclama di Rimini”, pubblicata solo nel 1848, ove esaltava Murat che aveva proferito la parola “che tante etadi indarno Italia attese”. Carducci ricorda che “esso passò come una meteora, ma i giovani ci avevano fissato gli occhi e a lungo se ne ricorderanno i bagliori nel Regno, per le Marche e la Romagna”. E’ opportuno segnalare gli elementi distintivi per considerare la campagna militare di Gioacchino Murat come una guerra d’indipendenza. Da metà marzo a metà maggio 1815 si sono combattute varie battaglie tra i due eserciti napoletano ed austriaco: Tolentino è la più importante, ma prima erano avvenuti scontri a Cesena, Panaro, Occhiobello, Cesenatico, Carpi, Borgo Panigale, Ronco e dopo ce ne furono a Castel di Sangro e Gaeta. 2) Si è combattuto in nome di un programma di rivendicazione nazionale: il Proclama di Rimini per la prima volta lo rende esplicito e completo, in un modo ancora oggi commovente. 3) La campagna militare era promossa da un Regno nazionale, quello di Napoli, che era il più popoloso d’Italia; con l’esercito comandato da generali italiani come D’Ambrosio, Lechi, Pignatelli Strangoli, Filangeri, Pepe e composto da italiani. La battaglia di Tolentino è stata importante per l’Indipendenza Italiana in quanto ha influenzato gli avvenimenti storici successivi. La prima protesta armata in nome di indipendenza e unità politica nazionale, a cui ha fatto seguito i moti risorgimentali del 1817, 1821 e 1831. Ad esempio, il generale Guglielmo Pepe, presente alla battaglia, nella rivoluzione napoletana del 1821 comandò un corpo d’armata e nel 1848 l’esercito impegnato nell’Italia settentrionale contro gli austriaci. Lo storico Domenico Spadoni nella sua opera “Per la 1ª Guerra d’Indipendenza Italiana nel 1815” del 1929, conclude che “l’impresa murattiana del 1815 fu realmente una guerra d’indipendenza italiana, per la sua entità e per le sue conseguenze, per i sentimenti e il programma nazionali-unitari, per le forze esclusivamente italiane combattenti contro lo straniero, per il re che la capitanò, francese d’origine, ma italiano di regno, di ambizione e di politica…”.

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