Pirola Parola: Pan e Vin de a Pifania è una MERAVIGLIA ITALIANA. Clicca sul CUORE e aiutala a vincere il Premio Laurus
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Pirola Parola: Pan e Vin de a PifaniaManifestazioni e tradizioni

Ogni 5 gennaio a partire dalle ore 20.00, va in scena a Noale va in scena la manifestazione della "Pirola Parola" che si svolge come da tradizione alla vigilia della Epifania. La manifestazione si apre con una fiaccolata per le vie del centro storico alla quale partecipano oltre 150 figuranti in costume: sono i rappresentanti dei diversi borghi di Noale, i Re Magi, le Befane, i contadini, i pastori e le maranteghe. Il corteo giunge ad un gran falò dove segue poi la rappresentazione sacro-profana, con i lamenti dei borghi (borgo Treviso, borgo Mirano, borgo Padova, borgo Mestre, borgo Camposampiero) ed infine viene acceso il gran falò. Toccherà al vate, a seconda della direzione presa dal fumo, trarre il "pronostego" per l'anno nuovo. Tutta la cerimonia è allietata da canti e musiche popolari a cura del Corpo Filarmonico "Città di Noale" e da gruppi folkloristici. La manifestazione si conclude con un caratteristico spettacolo pirotecnico. A tutti i presenti vengono offerti la tradizionale pinza e il vin brulè. I riti di purificazione pe rmezzo del fuoco, generalmente riti di passaggio, sono caratteristici dell culture agrarie: rappresentano infatti gli incendi nei campi che si adornano poi nel verde manto della natura viva. Il simbolismo di questi riti è di tipo solare: invocano il ritorno della bella stagione e le loro origini sono da ricercarsi agli inizi dell'agricoltura. Presso i popoli dell'antichità come il sole con i suoi raggi, così il fuoco con le fiamme era il simbolo dell'azione fecondante, purificatrice e illuminatrice e la fiamma che sale verso il cielo raffigurava la spinta verso la spiritualizzazione. Nelle tradizioni celtiche, ai primi giorni di maggio, i druidi accendevano gran fuochi, fra cui facevano passare il bestiame per preservarlo dalle epidemie. Cesare parla, nel "De Bello Gallico", dei grandi manichini di vimini a cui i Galli davano fuoco.

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