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Il Palazzo dei Canonici, in stile gotico, è stato edificato utilizzando la tenera pietra di Nanto, dalle calde tonalità giallastre. L'esistenza di un documento del 1187, in cui si nomina un edificio di appartenenza del capitolo dei canonici di Barbarano, insieme da una recente perizia tecnica, fanno supporre che il palazzo sia sorto da una più antica struttura che inglobava una fortificazione medievale. Con il disgregarsi del Capitolo l'edificio cadde in rovina, fino a quando, nel 1530, il nobile Paolo Godi, arciprete di Barbarano, dopo aver commissionato a sue spese un opportuno restauro del palazzo in stile rinascimentale (come testimonia una lapide murata nella facciata dell'edificio), lo scelse come sua propria abitazione. Nel 1535 Godi morì, e l'edificio divenne dimora di altri nobili arcipreti che vollero lasciare traccia della loro presenza: nel 1647 il canonico Giacomo Dal Corso fece eseguire, in onore del cardinale Federico Corner, un affresco raffigurante lo stemma della sua famiglia nella sala principale; intorno al 1740, l'arciprete Agostino Gasparea commissionò una nuova ala del palazzo, in concomitanza con l'opera di ricostruzione della vicina chiesa. A causa dei numerosi restauri nel corso dei secoli, il palazzo fonde in sè elementi delle varie correnti artistiche succedutesi: oltre ad elementi gotici e rinascimentali, si possono distinguere stilemi riconducibili al Manierismo romano e al barocco (come il caminetto nella sala all'estremità sud-ovest del pianterreno), e ad interventi avvenuti nella metà del settecento. Nella facciata sud sono incastonati sei stemmi araldici: del cardinale Giovan Battista Zeno, della famiglia Della Rovere (il quale ha subito una visibile scappellatura durante la rivoluzione francese), della famiglia Godi, della città di Vicenza, della famiglia Saraceno, e l'antico stemma civico di Barbarano. Riportato a nuovo splendore dopo i numerosi lavori di restauro finanziati dal Comune, il palazzo è attuale sede della biblioteca e di altre attività dell'amministrazione comunale.

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