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MAB: Museo all'aperto Carlo Bilotti Nell’isola pedonale della città di Cosenza, la centralissima Corso Mazzini, punto nevralgico della città tra il suggestivo centro storico e la città nuova, sorge un’opera davvero straordinaria e di grande rilevanza artistica e culturale: Il MAB - Museo All’Aperto Carlo Bilotti. Questo ambizioso progetto ha visto la luce nel 2006, quando il mecenate cosentino Carlo Bilotti, recentemente scomparso, ha deciso di donare parte della sua collezione di pezzi d’arte alla propria città natale. Il percorso museale si snoda tra importanti opere scultoree di artisti differenti per stile e epoca. La visita al museo all’aperto è quindi un interessante momento culturale nel quale i cittadini stessi e i visitatori, che convergono in città, hanno l’opportunità di vivere un momento originale di contatto diretto con l’arte, senza la necessità di recarsi in uno spazio chiuso come un museo o una galleria. Dell’artista francese Sasha Sosno sono presenti due opere dal titolo “Le tre colonne di marmo” e “I Bronzi di Riace”. Con tali soggetti, simboli della classicità, ma anche di identità culturale della Calabria, l’artista intende evidenziare il rapporto tra la cultura antica e la contemporaneità, a favore della memoria storica e culturale dell’umanità. Particolarità di entrambe le opere di Sosno è la struttura: esse non sono sculture a tutto tondo o intese nel senso più classico del termine, ma rappresentazione della personale visione che l’artista ha del mondo. Nelle lastre di marmo bianco delle colonne ed in quelle d’acciaio tinto di rosso dei Bronzi, egli traccia solo i contorni, le forme marginali dei soggetti che si svuotano della materia. Il fine è quello di recuperare ed evidenziare la necessità di guardare oltre la forma stessa, coinvolgendo il fruitore nella consapevolezza della propria identità culturale, nella vita di ogni giorno. Opere notevoli di Giorgio De Chirico sono fruibili al MAB, calandosi nell’ atmosfera unica della sua Metafisica. Di grande impatto emotivo è certamente la scultura “Ettore e Andromaca”: in essa si concentra un’emozionalità singolare e di compartecipazione forte al dolore vissuto dai due amanti nel momento del distacco. Il panneggio delle vesti, fluenti e al tempo stesso leggere, ricorda quello delle antiche sculture classiche e dona una sorta di movimento e vitalità dell’evento narrato. Lo stretto contatto di De Chirico con la cultura greca dell’antichità è palese anche nell’opera “I Due Archeologi”, soggetto ricorrente nelle sue creazioni.Essi rappresentano il legame con la sua terra natale, la formazione ad Atene, l'infanzia a stretto contatto con la cultura classica ed il successivo concepimento della Metafisica. I due personaggi sono seduti l’uno accanto all’altro e reggono oggetti raffiguranti delle architetture antiche e simbologie care all’artista. Poco distante, è situato“Il Grande Metafisico”, sorta di sintesi che riconduce ai temi peculiari di De Chirico: il manichino, gli elementi geometrici che richiamano l’enigma, il mistero, il capo reclinato, simbolo di riflessione interiore. Anche Giacomo Manzù è presente al MAB con due opere: “Il Cardinale in piedi” e “La testa di Medusa”. La prima è una scultura in bronzo ispirata da una visita dell’artista in Vaticano. Essa appare spartana, autorevolmente volumetrica, ed esprime sobrietà, severità e compattezza al tempo stesso. “La testa di Medusa”, ispirata all’omonimo mito greco, è una movimentata scultura bronzea, dal volto estremamente espressivo e dai vorticosi capelli, che interpretano perfettamente il concetto di movimento. Di grande impatto l’opera scultorea in lega di bronzo e ottone “San Giorgio e il Drago” del surrealista Salvador Dalì. E' un soggetto molto trattato nell’arte e che lo stesso Dalì ha affrontato anche in pittura, ma in maniera del tutto personale. Il San Giorgio cavalca il suo destriero e con la lancia colpisce il drago; in secondo piano, dietro la scena principale, una piccola figura femminile rappresenta la principessa che viene salvata. La composizione appare particolare per le volumetrie che si mostrano alterate, memori della visione surreale dell’artista. “La Grande Bagnante” di Emilio Greco è situata a metà dell’isola pedonale, statua in bronzo risalente al 1957. Rappresenta una giovane fanciulla dal volto ridente e dal leggiadro movimento, il protendersi in avanti del passo e il busto in torsione. Del conterraneo calabrese Mimmo Rotella sono esposte due sculture rappresentative sia per quanto riguarda il concetto di identità culturale sia per quel che concerne, in senso più ampio, la nascita di questo singolare museo. “Il lupo della Sila” si ricollega all’animale simbolo delle montagne di Calabria. E' una statua in granito verde che rappresenta l’animale nell’atto di ululare, un'opera che appare non solo di pregio artistico, ma anche di valore socio-antropologico, di identificazione della propria cultura e delle proprie radici. Altra opera di Rotella è “La rinascita della cultura”, acquistata nel 2002 dall’Amministrazione Comunale di Cosenza. Essa, nel contesto del MAB, rappresenta certo un chiaro richiamo alla fruizione dell’arte e della cultura in genere. Il grande uccello che spiega le ali e si leva in cielo dalla pila di libri sottostanti, fa tornare in mente il mito della fenice che risorge dalle sue ceneri. L’opera si configura, dunque, come desiderio di creare una società nella quale, la cultura ed il sapere conducano l’uomo a quella mitica età dell’oro ormai perduta. La visita al MAB si conclude nella centralissima Piazza Carlo Bilotti, ove sono esposte le opere dell’astrattista siciliano Pietro Consagra: “La Bifrontale” e “I Quattro Paracarri”. Sculture, in marmo e travertino di diverso colore, queste, davvero di dimensioni notevoli e che riprendono un antico tema romano, quando tali soggetti venivano usati per delimitare gli spazi urbani. Monumentale la prima, di dimensioni più contenute le altre, constano di una lavorazione molto particolare di forme astratte, come a voler rappresentare la libertà di immaginazione, che si risolve, non in un vortice convulso di forme, ma in’un armonia, in una sinfonia trasposta nella materia. Lo stesso Consagra affermava: “Esprimere il ritmo drammatico della vita di oggi con elementi plastici che dovrebbero essere la sintesi formale delle azioni dell'uomo a contatto con gli ingranaggi di questa società, dove è necessaria volontà, forza, ottimismo, semplicità, chiarezza”. La passeggiata culturale al MAB consta, inoltre, di un’ulteriore particolarità: la disponibilità di informazioni dirette sulle opere, attraverso le pedane su cui le stesse sono adagiate. Si presentano come strutture in plexiglass luminoso in grado di fornire al passante informazioni sull’opera specifica, sia tramite la pedana stessa, dalla quale è possibile anche scegliere di ascoltare musica strumentale, sia attraverso l’utilizzo di una rete wi-fi che consente, avvicinandosi alle sculture, di scaricare informazioni sul proprio telefono cellulare attraverso la funzionalità bluetooth. Insomma, attraverso questo museo “en plein air”, nasce un modo nuovo e particolare di fruire l’arte, vivendola nella vita di ogni giorno ed immergendola in un ambiente nuovo dove si possa rendere partecipe la cittadinanza tutta e i visitatori esterni delle bellezze artistiche del nostro Paese. Museo Dei Brettii e Degli Enotri Il Museo Civico “dei Brettii e degli Enotri” di Cosenza, ubicato nel cinquecentesco Complesso monumentale di S. Agostino, è costituito da una vasta collezione archeologica, proveniente dalla città e da località diverse della sua provincia, che abbraccia un ampio arco cronologico: dai resti ossei del Paleolitico superiore delle grotte di Cirella, sino all’oinophoros di età romano imperiale (III sec. d.C.) proveniente da Cosenza. Il nucleo più rappresentativo è composto dai corredi di una vasta necropoli da Torre Mordillo (Spezzano Albanese), relativa ad un centro di età protostorica prospiciente la piana di Sibari, la cui attività venne interrotta dall’arrivo dei coloni greci. I corredi sono costituiti da contenitori in ceramica di varie forme e grandezze (scodelle, tazze, olle, askoi, vasi), da numerosi oggetti bronzei (fibule, rasoi, dischi, monili, asce, punte di lancia, coltelli), ma, fra tanti oggetti, meritano una menzione particolare, sia per la fattura che per il loro significato, una fibula in bronzo ad arco di violino, una spada con fodero in bronzo, un cinturone con decorazione a meandro rettangolare. Al periodo coloniale fanno riferimento altri importanti reperti rinvenuti nel comune di Corigliano Calabro, in località Cozzo Michelicchio, che testimoniano in modo inequivocabile l’esistenza di un edificio con una specifica destinazione sacra, un luogo di culto extra-urbano - forse dedicato ad una divinità femminile - considerato uno tra i più antichi dell’area sibarita, con funzione di punto d’incontro fra Greci ed indigeni. All’età ellenistica e romana risalgono molti reperti provenienti da diverse località della provincia di Cosenza (Corigliano Calabro, Montalto Uffugo, Luzzi, Carolei, Cerchiara di Calabria, ecc.), ma quelli particolarmente significativi sono quelli rinvenuti nella città stessa, l’antica metropoli della Confederazione dei Brettii fondata nel 356 a.C. prima, colonia romana poi. Una grafica appropriata, con l’uso di colori associati ad immagini-guida per distinguere ogni periodo storico; la semplificazione delle didascalie e dei pannelli didattici attraverso la trasformazione di termini tecnici in parole d’uso corrente; le animazioni realizzate con prodotti multimediali, permettono una corretta e facile leggibilità dei contenuti ad ogni livello di pubblico, rendendo il tutto gradevole da vedere e quindi più immediato ed efficace. Il museo è fruibile anche su Internet attraverso un innovativo sistema di rete “wireless”, cui sono collegate delle web-cam puntate verso angolazioni diverse delle sale espositive, permettendo la visualizzazione delle immagini acquisite in tempo reale sul portale del Comune di Cosenza (www.comune.cosenza.it) e consentendo agli utenti di regolarne l’orientamento e lo zoom direttamente dal web.

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