Il Borgo di Macugnaga è una MERAVIGLIA ITALIANA. Clicca sul CUORE e aiutala a vincere il Premio Laurus
Consideriamo Meraviglie Italiane tutte quelle proposte che hanno raggiunto i 1.000 like da parte degli utenti iscritti al portale. La nascita di una Meraviglia Italiana è un importante evento per il luogo che la ospita. Verrà consegnato l'attestato di Meraviglia Italiana e si procederà ad una ampia pubblicizzazione a livello locale e nazionale.
Per ottenere la corona d'alloro che designa vincitore del Premio Laurus, una Meraviglia Italiana deve raggiungere 10.000 like. Oltre alla maggiore valorizzazione della Meraviglia sul portale, le vincitrici del Laurus, otterranno l'assistenza di un'università italiana partner per lo sviluppo e la promozione della Meraviglia vincitrice. Premio Laurus, il coronamento del percorso di Meraviglia Italiana.
Il Borgo di MacugnagaPaesaggi e punti panoramici

Macugnaga (1327 mt.) è situata nelle Alpi Pennine, alla testata della Valle Anzasca nella piemontese Provincia di Verbania, a 140 chilometri da Milano, 90 da Varese, 105 da Novara, 180 da Torino, 270 da Genova. Confina con la valle di Saas alla quale è collegata tramite il Passo del Monte Moro (mt. 2.868 mt.) e con Zermatt, attraverso il Passo del Weissthor (mt 3636) nel Cantone Vallese (CH), con la Valsesia attraverso il Passo del Turlo (mt. 2738). Il piccolo villaggio è gelosamente protetto dall’imponente parete Est del Monte Rosa (mt 4638) che per il suo vertiginoso dislivello e la sua estensione è considerata la parete più Himalajana delle Alpi, nonché seconda vetta europea dopo il Monte Bianco per la sua altezza. La storia di Macugnaga, comincia dal momento in cui il suo nome viene citato per la prima volta in un documento, o meglio un contratto, risalente al 22 giugno 999 dove Arnulfo, Arcivescovo di Milano, cedeva in permuta all’Abate Lanfredo, del Monastero dei Benedettini di Arona, alcuni “alpicelli” tra cui Macana,il primo nome di Macugnaga… e con quel contratto vennero ceduti anche i pastori, che erano legati, per loro condizione, ai fondi. Macugnaga è un antico paese fondato dai Walser, popolo alemanno che nel XII secolo emigrò dal Vallese stabilendosi negli alti alpeggi a sud del Monte Rosa .Il segno dei walser è ancora presente nelle caratteristiche costruzioni in pietra e legno, nella lingua che ancora gli anziani parlano, nel caratteristico costume impreziosito dai ricami, che ancora oggi le donne portano in occasioni particolari e durante la festa patronale del Paese. Ora Macugnaga viene definita la Perla del Monte Rosa, montagna che con i suoi 4634 metri di altezza è definita una sorta di parete Himalajana delle Alpi, la seconda in Europa per l’altezza appunto, dopo il Monte bianco. A proposito di Monte Rosa, possiamo citare, alcuni importanti nomi che sono rimasti nella storia del Paese e hanno dato un sostanziale contributo alla vita alpinistica della zona… Mattia Zurbriggen, Ferdinando Imseng e Luciano Bettineschi, Guide Alpine di fama mondiale che hanno fatto della loro professione una ragione di vita e nonostante le tecniche e le attrezzature di un tempo, si parla di fine ‘800 e inizi del 1900, hanno accompagnato sulle vette personaggi illustri e hanno aperto numerose vie che tutt’oggi sono ancora praticate. Macugnaga è un piccolo villaggio turistico a 1327 metri di altitudine, costituita da varie frazioni, Pecetto, la frazione dove termina la statale, qui si può visitare la Chiesa della Madonna dei Ghiacciai e l’antica Baita Pala, Monumento Nazionale e la caratteristica cappelletta dedicata a San Giovanni Battista; Staffa, frazione centrale, sede del municipio e dei principali uffici. Da qui ci si può recare nell’antico Dorf, primo nucleo abitativo di Macugnaga, dove si può ammirare il Tiglio secolare del 1200 e la chiesa Vecchia in stile medievale. Il "TIGLIO SECOLARE" è considerato un bene monumentale che emerge nei pressi della chiesa vecchia di Macugnaga, vicino al cimitero. Il Tiglio si presenta con le seguenti caratteristiche: 18 metri di altezza e una circonferenza di 7,80 metri. Il discorso in merito alla datazione del “Tiglio di Macugnaga” è molto vasto e le discordanze di pareri sono diverse. È stata proposta una forcella epocale - non meno di 300, non più di 500 anni - entro la quale è collocabile l’età della pianta. I problemi sia sul suo passato che sul suo futuro rimangono aperti. Le funzioni “storiche” che si vorrebbero attribuire a questa pianta sono due: Il “Tiglio” è emblema della comunità walser di Macugnaga; una tradizione vorrebbe che la pianta sia stata portata a Macugnaga sulle spalle dei primi walser attraverso il Passo del Monte Moro insieme ad armamenti e masserizie, allo scopo di continuare anche oltre la frontiera una antica tradizione dei popoli alemanni. Sotto le sue “Fronde “ per secoli si è sempre riunita la comunità WALSER per discutere le Cose comuni, commerciare ed amministrare la Giustizia; In Via Prati si può visitare il Museo della Montagna e del Contrabbando. Nei giardinetti pubblici nel 1999, in occasione dei festeggiamenti del Millenario di Macugnaga, è stato inaugurato un monumento ai caduti delle guerre. Da non perdere è poi la Chiesa Parrocchiale dedicata all’Assunta, festeggiata il 15 agosto, data della festa Patronale. Borca, in passato è stata sede del municipio e degli uffici pubblici. La meta obbligata in questa frazione è il Museo casa Walser, allestito in una casa del ‘500, dove sono ricostruite in forma originale le antiche tradizioni Walser. Pestarena, un tempo era la frazione più abitata per la presenza dei minatori, nel centro del paese è infatti visibile il monumento dedicato al Minatore. Altre frazioni molto graziose da visitare sono Motta, Isella, Stabioli, Fornarelli e Quarazza. In località Guia, vicino all’omonima cascata, si trova la prima miniera d’oro delle Alpi (scoperta nel 1710) e aperta ai turisti. Tra le miniere ossolane quelle di Macugnaga sono le miniere aurifere più importanti d’Italia. La tradizione vuole che i primi a ricavare l’oro dall’alta Valle Anzasca siano stati i romani o addirittura i Celti. L’oro non si trovava in pepite, ma era presente come impurità nei minerali di pirite e di quarzo. La massima produzione è concentrata tra il 1937 e il 1945 (nel 1942 furono estratte 40.000 tonnellate di minerale grezzo, con un risultato finale di kg.408 di oro puro. Sei anni più tardi addirittura 580 kg.). Negli anni ’50 l’attività estrattiva dava ancora lavoro a 300 operai, ma poi le tecnologie obsolete e la concorrenza straniera portarono alla chiusura definitiva delle miniere, nel 1961. Oggi la miniera della Guia è una valida testimonianza della storia dell'industriosa fatica dell'Uomo, intessuta di invenzioni già ritenute quasi magiche, pazientemente convertite in risorse strumentali di un'arte che fu insieme faticosissima ed ingegnosissima, praticata nel buio delle gallerie scavate nella montagna alla ricerca di una luce minerale brillante, colorata, viva .... l'oro. La visita guidata di 40 minuti (a piedi) consente di godere dello spettacolo naturalistico delle grotte, dei cunicoli, delle gallerie scavate nelle più segnate vene della montagna, in cui si rispecchia mirabilmente una tra le più complesse vicende orogenetiche di tutte le Alpi. All’interno vi è una temperatura costante di 9° gradi e un tasso di umidità del 97 %.

MERAVIGLIAITALIANA

HTML 4.01 Valid CSS Pagina caricata in: 0.034 secondi - Powered by Simplit CMS